NP BIG BAND / Omaggio alla Swing Era

19 giugno 2015 | Piazza V. Emanuele II, Finalmarina, ore 21.30

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Un inizio di stagione travolgente con una grande orchestra "swing". Lasciatevi coinvolgere dal ritmo della musica e da quello del corpo di ballo "Slidin' Shoes".

Compagnia Abbondanza Bertoni / Terramara

20 giugno 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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COMPAGNIA ABBONDANZA BERTONI / Terramara

 

Terramara 1991/2013

coreografia
Michele Abbondanza
con
Eleonora Chiocchini e Francesco Pacelli
cura del riallestimento
Antonella Bertoni
musiche
J.S. Bach, G. Yared, S. Borè e musiche della tradizione popolari
scene 1991
Lucio Diana
luci
Carlo Meloni
realizzazione costumi
Marta Griso
direzione tecnica
Andrea Gentili
organizzazione e ufficio stampa
Dalia Macii e Francesca Leonelli

produzione 1991
Drodesera
Centro Servizi Culturali Santa Chiara

produzione 2013
Compagnia Abbondanza/Bertoni

Riallestimento nell’ambito del progetto RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/ ‘90
ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini

in collaborazione con Amat - Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Arteven Circuito Teatrale Regionale Veneto - Città di Venezia - Assessorato alle Attività Culturali, Teatro Pubblico Pugliese
in coproduzione con Fondazione del Teatro Grande di Brescia, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Torinodanza

con il sostegno di
Ministero per i Beni e le attività Culturali – Dipartimento Spettacolo
Provincia autonoma di Trento – Servizio attività culturali
Comune di Rovereto – Assessorato alla Contemporaneità
Regione autonoma Trentino - Alto Adige
Cassa Rurale di Folgaria – Filiale di Rovereto
Centro Servizi Culturali Santa Chiara

sponsor costumi
Atelier Marta Griso

ringraziamo
Ecomuseo del Lagorai e il gerlaio Fabio Cenci, Alessandro Pavone, Fabrizio Casetti

Ricordo da piccolo, quando mio padre mi offriva certe arance arrivate dal sud e con orgoglio ostentava il fatto che avessero "i figli": spicchi più piccoli gonfi di succo, attaccati ai grandi spicchi che formavano il frutto. Ricordo ancora quanto erano per me "speciali" quelle piccole parti, più preziose del tutto, tanto da apparire e quindi essere, più buone. Il piccolo si identificava col piccolo, cannibalizzandolo per acquisire quell'essenza speciale.
Non so se quella "pappa reale" abbia avuto il suo effetto: allora era naturale condividere la realtà con una meravigliosa mole fantastica.
Dopo i "lavori-scuola" con Carolina (Carlson) e quelli collettivi con Sosta Palmizi, di questo primo lavoro "in solitaria" ricordo proprio l'esplosione dell'immaginazione che sentivo poter espandersi intensamente come poi l'odore e il succo delle arance in scena, con gli eventuali figli e figlioletti al seguito.
Marmellate e spremute da ipervitaminosi allora, una lacrimuccia spremuta per ogni prova filata adesso.
Dolce, salato...si sa meglio alternare.
Michele Abbondanza

Terramara, lo spettacolo, è stato per me un po’ come “la prima volta” e rimetterlo in scena oggi mi ha fatto tendere e salire sulla punta dei piedi per non ferirlo stravolgendolo con gli occhi miei di adesso.
Dal primo giorno è stato un vortice.
Lo spazio scenico è stato un po’ spogliato e reso scarno, alla coreografia tolti alcuni lirismi a cui i nostri corpi di allora davano nascite e nascite, omaggi alla nostra Maestra.
Ora Terramara conosce nuova vita, ri-danza nel nostro tempo.
Osservo Eleonora e Francesco essere loro, in noi, nell’oggi presente il nostro passato; rincorrersi, guardarsi, prendersi, slanciarsi, sudare affaticati, con il respiro veloce che in quello spazio sembra fatto di cielo e di terra e il sentimento che mi accompagna è così vasto che non lo so dire.
Antonella Bertoni

Dopo Duetto (1989) di Virgilio Sieni e Alessandro Certini, dopo Calore (1982) di Enzo Cosimi e La boule de neige (1985) di Fabrizio Monteverde, potrà stupire la data di nascita, "più giovane", il 1991, di Terramara, con la coreografia di Michele Abbondanza. Ma questa quarta produzione del Progetto RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/ '90, in effetti la più recente tra le coreografie prescelte, coglie al suo nascere la vivacità e l'impegno progettuale di una coppia, proprio in quell'anno costituitasi in compagnia, che aveva già vissuto in Italia e non solo, le stagioni dell'innovativo fermento della scena anni Ottanta. Basta ripercorrere le rispettive biografie dei due partner, che si incontrarono nel 1988, per trovare non solo una comune matrice formativa anche chez Carolyn Carlson, ma pure l'appartenenza (del solo Abbondanza) ad un gruppo nazionale cardine di quegli anni, i Sosta Palmizi.
Primo vagito di un duo-compagnia che avrebbe continuato a sondare nei modi più diversi il tema del rapporto con l'altro, Terramara con i suoi echi classici bachiani e il fitto intreccio di suggestioni musicali etniche: ungheresi, indiane, rumene e siciliane, fu un exploit più che riuscito. Una meravigliosa e promettente prima prova autoriale che nell'arco di un'ora sciorinava bravura, quasi virtuosistica - a dispetto di quanti allora serbavano attenzione solo o soprattutto alla coreografia d'altri Paesi - e non certo ne mai fine a se stessa, bensì delicatamente tesa a rinforzare i caratteri di una "mediterraneità" tutta nostra, esemplare e oggi da riscoprire. Nato come riflessione a due sul trascorrere del tempo, sulle sue vestigia antiche e sulla complessità del legame tra due esseri di sesso opposto che s'incontrano per creare nuova vita e ricrearsi, Terramara già sfruttava tutti i significati e simboli del suo titolo.
La "terramara" fu un particolare insediamento umano dell'Età del Bronzo, della Pianura Padana, costituito da un villaggio di capanne attorniato da strutture difensive o a protezione dalle acque (fossato, terrapieno, palizzata, etc). Il nome derivava da "terra - marna", intendendo con il secondo vocabolo, un terreno ricco di sostanze organiche, conseguenza dello stazionamento di uomini e animali in varie età preistoriche: terra grassa e nerastra, ma non per questo meno fertile. Diventato spettacolo, Terramara s'induriva, pronunciandone la parola, in qualche suono letterario che pareva rubato a Verga ma anche il termine "amare" entrava nel calembour di dissolvenze metaforiche continuamente nascoste e svelate. Storia d'amore danzata, la pièce lasciava fluire nell'arco di un'ora e in modo originale e desueto, il sentimento più importante e segreto di due amanti nel loro impegno quotidiano, nel tempo comunitario del lavoro. Ed ecco il motivo delle gerle piene di arance da svuotare e riempire, le fascine di paglia da caricare e spostare nello spazio immaginario di campi baciati dal solleone, durante i mesi del raccolto... In una natura, bucolicamente riscoperta come non avremmo visto in nessuna altra pièce di quegli anni - ma qualcuno, nell'esplicita e voluta povertà dei suoi elementi villici, volle allinearla a un film come L'albero degli zoccoli - si danzava il desiderio di trovare nel lavoro pure amaro e faticoso, la scansione del tempo secondo le leggi della terra e dunque i ritmi originari dell'unione tra maschile e femminile.
Centinaia di arance riversate in scena non potevano essere, qui, un semplice ed esplicito omaggio al teatrodanza dalle scenografie naturalistiche di Pina Bausch, ma la necessità del colore/calore capace di accendere gesti e sguardi e di riversarli verso il pubblico in un abbraccio emotivo. Su questo turgore espressivo e drammatico, sprigionato nel rigore di una danza comunque formale, fa leva anche la ricostruzione 2013 di Terramara. Ora verrà danzato da una coppia di giovani scelti nel bacino come ovvio italiano, e guidati dai due coreografi originari. La sua rinascita sarà, come i precedenti capisaldi di RIC.CI, non certo pura archeologia, ma esemplare e fresca rigenerazione di una pièce generosa nell'intreccio coreografico, nella costruzione anche musicale, quanto nella fisicità a tinte arancioni.
Marinella Guatterini

Grande Concerto Vocale - Orchestrale / Le 7 parole di Cristo sulla croce

27 giugno 2015 | Basilica di S.G. Battista, Finalmarina, ore 21.30

 

di CESAR FRANCK - CORO ANTICHE ARMONIE (BERGAMO) - CORO CITTA' DI ALBISOLA - CORO CANTICA NOVA (STOCCOLMA ) - CHORUS UNIVERSITATIS BRIXIAE (BRESCIA) - ORCHESTRA “GAVAZZENI”.

Giorgio Conte

5 luglio 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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GIORGIO CONTE

Artista eclettico, chansonnier, scrittore, pittore, attore... le sue parole solo strumenti di ispirata giocosità e leggerezza. Un artista capace di coinvolgere pienamente, da grande affabulatore ed interprete, il pubblico dei suoi spettacoli.

Del suo ultimo album Giorgio dice: “Affondato nella mia pigrizia come una ciliegia sotto spirito, circondato dalle mie canzoni, assediato dai tigli, dalle querce, dai prati e dallo stormir di fronde, nella mia cascina, lontano dalla pazza folla, tra le zolle di una terra amica, in compagnia di una bottiglia di Barbera avvolta in un lino bagnato, con pane e salame in agguato (lo divido salomonicamente coi miei cani), mentre la mia fedele squaw rassetta in cucina, sotto un cielo fresco o assolato dondolo con la mia beata solitudine

Un album di brani inediti ed una cover, scritto e realizzato interamente nella sua “Cascina Piovanotto” in Asti. Un album di 12 canzoni, come un servizio di bicchieri da 12 di cristallo di Boemia in cui bere un buon vino di una buona annata, tutte da centellinare e sorseggiare sapientemente, anche più di 12 volte.

 

DEOS / Pulcinella e Menodramma Dry

12 luglio 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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DEOS / Pulcinella

 

PULCINELLA

Coreografia
Giovanni Di Cicco

Musica
Igor Stravinkij

Scene
Teatro Carlo Felice

Durata
40 minuti

Coreografia per
14/15 danzatori

Una piece di danza che dal punto di vista della coreografia, rispettando in ogni dettaglio la partitura musicale, scivola in uno spazio di libera interpretazione del soggetto che aveva ispirato il libretto originale. Lo spettacolo, infatti, non racconta l’episodio de “I quattro Pulcinella identici” scelto da Diaghilev e Strawinsky ma, s’inoltra nel mondo di Pulcinella creando una “trama intuitiva” ispirata soprattutto dal rapporto fisico con la musica e dallo studio di questa maschera, spesso oscura, che attraversa diversi stati psicologici rivelando una camaleontica capacità nell’adeguarsi alla realtà che ha di fronte.
Nel percorso d’avvicinamento alla scrittura coreografica definitiva, fin dalla sua fase iniziale, ho privilegiato l’esplorazione del “soggetto Pulcinella” attraverso il lavoro di gruppo, ricercando una metodologia adeguata a dare un’identità coerente al Danse Ensemble del Teatro Carlo Felice, un gruppo di danzatori dalle caratteristiche eterogenee, scelto e costituito per il progetto DEOS che il Teatro ha intrapreso nell’ambito della Danza.
Non ho fatto all’interno del gruppo alcuna scelta a priori, nessuna distribuzione programmatica dei “ruoli” non preoccupandomi della linearità o meno del racconto ma, lasciando soprattutto spazio all’ascolto delle diverse qualità dei danzatori, facendo così affiorare nuove identità del Pulcinella che si riproduce e si duplica in ogni scena diverso, autogenerandosi come è sua stessa caratteristica.
Pulcinella nello spettacolo è alla costante scoperta della sua capacità mimetica, si trasforma e si pone di fronte agli avvenimenti con varie modalità ed atteggiamenti, metafora di un sapersi sempre arrangiare. Il suo rapporto con il genere femminile è poco chiaro, ambiguo, continuamente mutevole. Tra distacco, possesso, amori ed esagerazioni si scopre fuori e dentro di se, usando gli altri.
Una maschera disposta a coprire qualsiasi volto pur di sopravvivere. Non è un percorso alla ricerca del significato “ultimo” ma, dell’andamento energetico della composizione coreografica in linea con la musica che tra astrazione, descrizione, gioco e violenza, riporta ad una fisicità carnale, dionisiaca.

Giovanni Di Cicco

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DEOS / Menodramma Dry

Menodramma Dry

Coreografia Giovanni Di Cicco

Musiche Antonio Vivaldi

Lee Ji-Soo and Jo Yeong-Wook
Ólafur Arnalds,
Hirasawa Susumu,
Giacomo Puccini,
Joe Hisaishi

Costumi e attrezzeria Teatro Carlo Felice

Danzatori Angela Babuin, Luisa Baldinetti, Cristina Banchetti, Filippo Bandiera, Emanuela Bonora, Melissa Cosseta, Barbara Innocenti, Nicola Marrapodi, Roberto Orlacchio, Roberto Pierantoni.

Come in un manga giapponese che si legge dall'ultima alla prima pagina, la coreografia dal carattere disorientato e poroso offre allo spettatore la possibilità di vagare liberamente fra le pagine di linee corporee caotiche, scegliendo il proprio ordine di lettura e le immagini su cui soffermarsi.
Un filo rosso si dipana e collega un carillon consumato ai valzer di bambole dal corpo svuotato e alle deambulazioni meccaniche di automi che giocano ad esercizi metropolitani. Nell'ingranaggio malato di queste danze, il divenire impercettibile e distruttivo del tempo s'insinua e infrange il bianco e nero di un algido quotidiano, senza distinzione di sessi, nel quale Butterfly appare e scompare come le tracce di un sogno. In superficie, filtra così un non senso solo in apparenza menodrammatico.

ZEROGRAMMI / La grammatica delle nuvole

19 luglio 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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ZEROGRAMMI / La grammatica delle nuvole

 

La grammatica delle nuvole è il sistema di regole che disciplinano la capacità di sognare. A esso potremo affidarci quando ci sembrerà che non esistano più luoghi sconosciuti da visitare, più nessun bosco da esplorare né mari da solcare sperando di imbattersi in isole misteriose. Potremo perderci tra le sue pagine se avremo l’impressione di non corrisponderci più e che un imminente sentimento di uniformità si stia prendendo gioco delle nostre differenze. Allora potremo chiamarci “Alice”, custodi di un paese chiamato delle meraviglie, lievi e traboccanti di domande curiose, in caduta libera verso un ignoto misterioso che promette avventure. La Grammatica delle nuvole racconta una caduta all’indietro. E un paese delle meraviglie che tutti ci attende, sospeso nell’alba di un autunno dolcissimo e perenne. Vi abitano personaggi improbabili e strampalati, che raccontano un carosello di evocazioni e memorie di un tempo lontano condiviso con Alice, della quale ora resta in scena solo l’eco di una voce nascosta. È dunque la dolcezza del ricordo a regnare in questo nostalgico giardino d’autunno dov’è sempre possibile prendere un thè, dove è lecito essere grandi o piccoli all’occorrenza. Dove, se solo volessimo dare loro un nome e chiamarle a noi, potrebbero schiudersi, davanti ai nostri occhi, infinite lievi meraviglie, celate tra le cose più piccole e insignificanti. (S. Mazzotta)

Gary Levinson

28 luglio 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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Gary Levinson gode di una carriera multiforme come solista, musicista da camera e pedagogo. Nel 2013 ha accettato il prestigioso incarico di direttore artistico della Chamber Music Society di Fort Worth. Elogiato per la sua musicalità intensa e la tecnica abile dai critici americani ed europei, ha prestato servizio come Senior Associate Principal Concertmaster della Dallas Symphony dal 2002. È stato scelto da Zubin Mehta per entrare nella New York Philharmonic prima del completamento della sua laurea alla Juilliard School nel 1988.
Nato a San Pietroburgo, Russia, Levinson ha iniziato lo studio del violino all'età di cinque anni con il professor Sergeev alla Scuola Speciale di Musica di Leningrado. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti nel 1977, ha vinto il primo premio al 1986 Romano Romanini Concorso Internazionale di Violino a Brescia, Italia, oltre a diventare il vincitore assoluto del Premio americano del 1987 Jacques Thibaud Concorso Internazionale di Violino a Parigi, Francia.
Come solista, Mr. Levinson ha collaborato con Erich Leinsdorf, Jaap van Zweden, Miguel Harth-Bedoya e altri. Molto ambito come musicista da camera, il signor Levinson ha collaborato con Yo-Yo Ma, Lynn Harrell, Eugenia Zukerman, Lukas Foss, Carter Brey, Christopher O'Riley e Adam Neiman
Levinson si esibisce con un violino di Antonio Stradivari, realizzato nel 1726, gentilmente messo a disposizione dalla Dallas Symphony Association.
Campione di musica contemporanea, Mr. Levinson ha registrato il Concerto per violino Margaret Brouwer sotto la direzione di Jaap van Zweden nel 2012. Ha suonato per la prima volta e registrato diverse opere a lui dedicate dal premiato compositore iraniano, Behzad Ranjbaran. Nel 1996, insieme a suo padre, il celebre contrabbassista Eugene Levinson, ha registrato in prima mondiale per CALA Records “Dances of Life”, un duo contrabbasso e violino, scritto e dedicato ai Levinsons. Mr. Levinson ha anche collaborato con Thomas Stacy primo cornista della New York Philharmonic in un CD per la serie New York Legends delle edizioni CALA. Ha registrato un insieme di opere da camera di George Tsontakis con l'etichetta E1International nel quale collabora con Lawrence Dutton, Melvin Chen, Robert Jolley, Sophie Shao e altri.

Antonella Ruggiero

1 agosto 2015 | Piazza Basilica S.G. Battista, Finalmarina, ore 21.30

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Antonella Ruggiero è la voce indimenticabile che ha fondato e reso famosi i Matia Bazar in Italia e nel mondo. nell’ottobre del 1989 decide di abbandonare il gruppo e le scene per dedicarsi ai suoi interessi umani ed artistici, dedicando molto tempo ai viaggi, durante i quali ha l’occasione di sperimentare diversi modi di fare e intendere la musica.
Con “Libera”, il suo primo album da solista, pubblicato nel 2006 e registrato fra l’India e l'Italia, Antonella Ruggiero si presenta al pubblico innovata: il disco è uno straordinario connubio tra ritmiche occidentali e suoni dell'antico oriente, frutto di sperimentazioni musicali e di continua ricerca.

QUARTETTO D’ARCHI DELLA SCALA

4 agosto 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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QUARTETTO d'ARCHI della SCALA

 

La prima formazione del Quartetto d'archi della Scala è storica e risale al 1953, quando le prime parti sentirono l'esigenza di sviluppare un importante discorso musicale cameristico seguendo l'esempio delle più grandi orchestre del mondo. Nel corso dei decenni il Quartetto d'archi della Scala è stato protagonista di importanti eventi musicali e registrazioni; dopo qualche anno di pausa, quattro giovani musicisti, già vincitori di concorsi solistici internazionali e prime parti dell'Orchestra del Teatro, decidono di ridar vita a questa prestigiosa formazione, sviluppando le loro affinità musicali già consolidate all'interno dell'Orchestra, elevandole nella massima espressione cameristica quale è il quartetto d'archi.
Numerosi i loro concerti per alcune tra le più prestigiose associazioni concertistiche in Italia (MusicaInsieme a Bologna, Serate Musicali, Società dei concerti e stagione "Cantelli" a Milano, Associazione Scarlatti a Napoli, Sagra Malatestiana a Rimini, Festival delle Nazioni a Città di Castello, Settimane musicali di Stresa, Asolo musica, Estate Musicale a Portoguaro, Festival Galuppi e Teatro Malibran a Venezia, Ravenna Festival, Amici della musica di Palermo, Stagione del Teatro alla Scala, Teatro Sociale a Como) e all'estero (Brasile, Perù, Argentina, Uruguay, Giappone, Stati Uniti, Croazia, Germania, Francia, Austria).

GIAN MARIA BONINO

6 agosto 2015 | Chiesa medievale di S.Lorenzo Varigotti, ore 21.30

 

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GIAN MARIA BONINO

Gian Maria Bonino si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con Lydia Arcuri e al Conservatorio di Lucerna con il M° Myeczislaw Horszowski. Si è diplomato in clavicembalo nel 1989 al Conservatorio di Genova con Alda Bellasich e nel gennaio 1999 si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Superiore di Winterthur (CH). Fin dalla gioventù si è dedicato all’attività artistica, suonando in qualità di solista in numerose città italiane e all’estero in particolare per la Società GoG di Genova, per i Concerti di Autunno di Bergamo, per il Teatro di Trieste, per la Società dei Concerti di Milano, inoltre per il Conservatorio di Mosca, nonché negli Stati Uniti, dove nel 1992 ha ottenuto il terzo premio nel concorso indetto dalla Bach Society a Washington D.C. sulle “Variazioni Golberg”.  Ha suonato in qualità di solista e in formazione in Festival internazionali come quello di Lubiana, il Festival dei Suoni del Mediterraneo, il Floraisons Musicales in Chateauneuf-Du-Pape, Emilia Romagna Festival e altri come il Festival di Llìvia. Fondatore, nel 2011, della “Camerata Mistà” e dei “Musici di Vivaldi”, insieme al violinista Glauco Bertagnin ha tenuto in formazione concerti per prestigiose istituzioni; recentemente con la casa di registrazione Chant de Lions di Bruxelles ha realizzato, insieme al flautista Andrea Oliva l’integrale delle sonate di Haendel e con la casa di registrazione Polhymnia insieme a flautista Luca Ripanti l’integrale delle sonate di J.S. Bach. Ha suonato con numerose orchestre come la Filarmonica di Torino, l’Orchestra della Scala e i Pomeriggi Musicali di Milano e altre, con i flautisti Shigenori Kudo, Maxence Larrieu, Andre Oliva e con i violoncellisti Enrico Bronzi, Vittorio Ceccanti e Alessandro Lanfranchi. Ha suonato con il quartetto di archi  Atheneum dei Berliner Philarmoniker, con il quale ha eseguito in prima assoluta  per RaiTrade ne febbraio 2005 e al Festival of Contemporary music of Cincinnati (USA). Gian Maria Bonino ha suonato e collabora inoltre con i Virtuosen dei Berliner Philarmoniker, la Philarmonische Kamerata Berlin con l’oboista Albrecht Mayer al Festival di Lucerna e a Rheingau – ha tenuto numerosi tour in Spagna, Francia, Sovenia e Italia. Recentemente ha suonato come solista nella Berliner Philarmonie nei concerti di apertura della stagione 2007-2008 nella stagione dei concerti dei Berliner Phhilarmoniker con l’esecuzione di un brano contemporaneo de musicista americano  Joel Hoffmann.
il programma del concerto sotto le stelle del Maestro Bonino di questa sera prevede l'esecuzione del primo volume de "Il clavicembalo ben temperato" di Johann Sebastian Bach (titolo originale in tedesco: Das wohltemperierte Clavier, oder Praeludia, und Fugen durch alle Tone und Semitonia...). Si tratta di un'opera definita "monumentale", una raccolta, divisa in due libri, di preludi e fughe per strumento a tastiera (senza distinzione tra clavicembalo, clavicordo e organo da camera), in tutte le 12 tonalità, nei modi maggiore e minore, composta da Johann Sebastian Bach. Il primo libro è stato scritto nel 1722, durante la permanenza di Bach a Köthen; il secondo libro seguì, ventidue anni dopo, mentre si trovava a Lipsia, nel 1744.Bach compose la raccolta "per utilità ed uso della gioventù musicale avida di apprendere, ed anche per passatempo di coloro, che in questo studio siano già provetti"
il maestro Bonino la eseguirà al clavicembalo

Riccardo Zegna and ORIGINAL STANDARD OCTET

18 agosto 2015 | Chiostri di S. Caterina, Finalborgo, ore 21.30

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Prima tappa del progetto "5 Concerti per la Terra: sulle antiche direttrici tra mare e Langhe" per promuovere attraverso l'emozione e il coinvolgimento che solo la musica può creare, queste terre, le loro risorse, il loro paesaggio e i loro prodotti e produttori agricoli.
Nato a Torino nel Luglio 1946 da una famiglia di musicisti. Il padre si esibiva con una sua band negli anni `50 come sassofonista e fisarmonicista.
Riccardo comincia a suonare la batteria a cinque, sei anni ed in quelli successivi le percussioni con la band del padre. A 13 anni inizia lo studio del pianoforte classico, si diploma al liceo artistico di Savona nel 1967 e successivamente al Conservatorio di N. Paganini di Genova a pieni voti nel 1970. Contemporaneamente frequenta in quegli anni la facoltà di architettura di Torino e Milano che poi abbandona nel 1973 per dedicarsi totalmente alla musica.
Dal 1972 al 2003 insegna al Liceo Artistico di Savona. Nel 1978 conclude la breve attività come solista di musica classica e si dedica totalmente al jazz con le sue prime ed importante collaborazioni con jazzisti storici tra cui Buddy Tate, Eddie `lockjaw` Davis ed Harry `sweets` Edison. Inizia diverse collaborazioni con i più importanti musicisti jazz italiani al club storico `Capolinea` di Milano ed in seguito con alcune delle più note cantanti jazz italiane.
Nei primi anni '80 collabora in Italia con famosi musicisti americani tra cui, Pepper Adarns, Bob Berg, Lee Konitz, George Coleman, Kay Winding ed altri.
Dall'83 inizia come docente i corsi di Siena Jazz, partecipa al `Parade Du Jazz` di Nizza nel 1983 e nel 1985 nella seconda meta degli anni '80 costituisce una sua band; `Unit Line Jazz Orchestra` in cui sperimenta le propie composizioni. Nel contempo apre una nuova parentesi dall'87 in poi come esecutore di musiche di George Gershwin con A.Plotino e L'orchestra del Teatro di Genova.
Riprende la stessa collaborazione poi nel `90 ma come arrangiatore per un nuovo progetto strumentale con i solisti Kenny Wheeler e Dave Liebman.
In seguito collabora con Pietro Tonolo e Joe Chambers realizzando il cd, `Alliance`. Negli anni successivi intensifica la sperimentazione e ricerca sulle propie composizioni esibendosi sempre più in piano solo realizzando poi nel 1996 `Andalusa` in cui cerca la funzione tra il linguaggio e la tematica jazz di tradizione con una parte di letteratura pianistica del primo `900.
Nel 1997 realizza `Green Dolphin Street` dal vivo ai Seminari genesi, nel contempo realizza due progetti di P. Tonolo, `Simbiosi` e `Disguise`. Nel 1999 e 2001 collabora con Paul Jeffery alla Duke University e si esibisci al Savoy Club di New York. Nel 2002 collabora con Klaus Gesing per la `Rai Orf` di Vienna.
In questi ultimi anni riprende la ricerca compositiva iniziata con `Andalusa`
sperimentando un ensemble jazz e classico con: il ` Not Just Jazz` Group realizzando il cd, `Piccolo Valzer`, e poco dopo un progetto più minimalista quale `Barcarola` con il pianista e fisarmonicista Gil Goldstein. Partecipa alla realizzazione del progetto `Oltre mare` di P. Tonolo con il leggendario, Paul Motian sempre per L'Egea Edizioni. Partecipa alle edizioni di Umbria Jazz dal 1999 al 2003.
Nel 2004 ha collaborato al Festival Jazz di Southport (UK) e in Italia con Charlie Mariano e a Luxemburg con Andy Shepperd.
Di recente pubblicazione a gennaio 2006 il suo ultimo lavoro `Carillon`.
Attualmente insegna musica jazz al Conservatorio di Cuneo.